Credo che le sue foto siano dettate da un naturale istinto alla composizione e al taglio dell’istante, dal lasciarsi andare senza troppo pensare, così viene fuori la sua magia.
Il suo talento è sfiatato, forse aiutato dall’urgenza e dal piacere, fine a se stesso, di scattare, ritrarre e bearsi nel rivedere, ma non sempre, ciò che ha preso, non tanto il suo occhio ma la sua anima. A volte l’occhio non se ne rende conto, tant’è che lui stesso si stupisce quando vede l’immagine ritratta. C’è l’intenzione, l’istinto, ma anche la straordinarietà. Non saprei dire che cosa le accade di preciso, ma succede e le succede sempre più spesso.
Lo scorso anno stavamo sedute in un bar, lei mi ha mostrato sull’Ipad le sue foto. Avevo uno sguardo distaccato, un po’ annoiato e viste sotto sopra -stavamo l’una di fronte all’altra- devo dire che mi emozionavano. Parlavano anche a testa in giù. Facevo associazioni e richiami che a primo impatto non comprendevo, quelle foto mi trasportavano in altri luoghi, reali, solidi, ma a volte surreali, come certi sogni che non prendi più quando ti svegli, ma il sapore rimane forte.
Mi ha raccontato come è andata: “Ho cominciato durante un viaggio in Brasile, è facile lasciarsi appassionare da un paese straniero, esotico e caotico. E’ facile… Al mio ritorno ho ricevuto una serie di complimenti sui miei scatti; e dai e dai, ho continuato. In ogni dove ho scattato, soprattutto nei luoghi pubblici, nei non luoghi, nei confini tra città e città, mi sta bene il vestito della streetphotography così come una buona dose di ironia”.
L’insieme dei suoi scatti sembra che sia il risultato di una ventina di mani diverse, stili, soggetti e situazione. C’è un eclettismo molto forte, un po’ folle, come può essere la ricchezza e la varietà. Ma, come dicono alcuni esperti, c’è qualcosa in più. Insomma accade quello che gli orientali chiamano “farsi canale” di espressioni che sono al di sopra di noi e ci porta nell’essere autentici. Forse è questo ciò che gli altri vedono nelle sue foto.
Ho fatto questo esercizio quando Gaetana mi ha chiesto di accompagnare con un testo le sue foto: uno sguardo alla foto, occhi chiusi e poi non staccare la penna dal foglio per un paio di minuti. Et voilà!
Elvira Fusto









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