Et voilà

Credo che le sue foto siano dettate da un naturale istinto alla composizione e al taglio dell’istante, dal lasciarsi andare senza troppo pensare, così viene fuori la sua magia.

Il suo  talento è sfiatato, forse aiutato dall’urgenza e dal piacere, fine a se stesso, di scattare, ritrarre e bearsi nel rivedere, ma non sempre, ciò che ha preso, non tanto il suo occhio ma la sua anima. A volte l’occhio non se ne rende conto, tant’è che lui stesso si stupisce quando vede l’immagine ritratta. C’è l’intenzione, l’istinto, ma anche la straordinarietà. Non saprei dire che cosa le accade di preciso, ma succede e le succede sempre più spesso.

Lo scorso anno stavamo sedute in un bar, lei mi ha mostrato sull’Ipad le sue foto. Avevo uno sguardo distaccato, un po’ annoiato e viste sotto sopra -stavamo l’una di fronte all’altra- devo dire che mi emozionavano. Parlavano anche a testa in giù. Facevo associazioni e richiami che a primo impatto non comprendevo, quelle foto mi trasportavano in altri luoghi, reali, solidi, ma a volte surreali, come certi sogni che non prendi più quando ti svegli, ma il sapore rimane forte. 

Mi ha raccontato come è andata: “Ho cominciato durante un viaggio in Brasile, è facile lasciarsi appassionare da un paese straniero, esotico e caotico. E’ facile… Al mio ritorno ho ricevuto una serie di complimenti sui miei scatti; e dai e dai, ho continuato. In ogni dove ho scattato, soprattutto nei luoghi pubblici, nei non luoghi, nei confini tra città e città, mi sta bene il vestito della streetphotography così come una buona dose di ironia”. 

L’insieme dei suoi scatti sembra che sia il risultato di una ventina di mani diverse, stili, soggetti e situazione. C’è un eclettismo molto forte, un po’ folle, come può essere la ricchezza e la varietà. Ma, come dicono alcuni esperti, c’è qualcosa in più. Insomma accade quello che gli orientali chiamano “farsi canale” di espressioni che sono al di sopra di noi e ci porta nell’essere autentici. Forse è questo ciò che gli altri vedono nelle sue foto. 

Ho fatto questo esercizio quando Gaetana mi ha chiesto di accompagnare con un testo le sue foto: uno sguardo alla foto, occhi chiusi e poi non staccare la penna dal foglio per un paio di minuti. Et voilà!

Elvira Fusto

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“Ombre d’estate”. In mostra dal 1 al 14 marzo 2015. MA (Ct)

IMG_0754Uno stabilimento balneare, un luogo in cui ci si “spoglia”, un pezzo di vita in cui svariati stati d’animo dominano indisturbati perdendosi tra gli sguardi, i volumi e le ombre. Gaetana Gagliano, street photographer catanese, nel progetto “Ombre d’estate”, racconta la leggerezza di un giorno qualunque. Un’occasione per osservare il susseguirsi di personaggi diversi all’interno di uno stesso luogo, ognuno con la propria storia. Un attimo in cui il tempo si ferma e uno scatto incornicia la bellezza di un corpo che sembra danzare o di un momento in cui ci si concede di farsi cullare dalla noia, sonnecchiando sotto il sole: caleidoscopiche atmosfere, ipnotizzano e quasi turbano. Frammenti di quotidianità, spesso rubati, come trailer di una realtà indefinibile in cui l’occhio fotografico di Gaetana Gagliano ha un posto in prima fila. Nel tentare di definire la Street Photography, alla quale Gaetana Gagliano si è appassionata sin dai primi scatti con lo smarthphone, si corre il rischio di circoscriverla, è un linguaggio vasto, articolato e che spesso sconfina contaminando altri generi. Nel lavoro di Gaetana Gagliano, lo scatto fotografico è l’attimo in cui, magicamente, il caos acquista assetto, forma e senso. Una costruzione ricercata nell’assoluta casualità in cui soggetti, oggetti e luoghi estranei, entrando in connessione tra di loro, danno vita a configurazioni possibili, forse infinite. L’estEtica è parte integrante del mood fotografico di Gaetana Gagliano, la sua ricerca artistica è pregna della volontà di raccontare le persone, fotografarle e, in un certo senso, entrare un po’ nelle loro vite ma in punta di piedi, con grande rispetto per l’altro e per il suo vissuto. Il tempo dedicato alla post produzione e la cura dei dettagli, fanno parte del modo in cui Gaetana si approccia alle cose che ama, aggiungendo “spessore” ad un racconto che diventa inevitabilmente suo.

Simona Di Bella

Anch’io sono l’America


Anch’io canto l’America.

lo sono il fratello piu scuro.
Mi mandano a mangiare in cucina
quando vien gente,
ma io rido,
e mangio bene,
e divento forte.
I negri e l’America
Domani
siederò a tavola
quando verrà gente.
Nessuno oserà
dirmi:
«Mangia in cucina »,
allora.
E poi,
vedranno la mia bellezza
e ne avranno vergogna:
anch’io sono l’America.

(Langston Hughes)

A presto!

Carissimi followers,

grazie per aver scelto di accogliere le mie foto e la logica di questo blog.

Si chiude un ciclo, quello delle foto scattate per istinto e dell’incontro tra le mie foto e la scrittura di Elvira Fusto, per aprirne uno tutto nuovo.

Ho capito che la fotografia è un mezzo immediato ma che ha bisogno di tanto studio e pensiero.

E io sono già concentrata nello studio e nella realizzazione di nuovi (spero interessanti) progetti fotografici!

Non so ancora se utilizzerò questo blog per raccontarvi le mie prossime storie e progetti fotografici, so però che passerá un po’ di tempo.

In ogni caso vi informerò delle novità.

Vi abbraccio tutti.

Grazie di cuore.

Gaetana

Inside

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte.

Ma sono tutte maschere, travestimenti. In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l’ignoto lontano da ogni certezza possibile… c’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male.

Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.

(Herman Hesse)

Perepè e parapà

image

Perepè perepè perepè perepè
Si lamenta l’impresario del teatro che non va
Ma non sa rendere vario lo spettacolo che dà
Ah! La crisi!
Paraparapappapappa
Ma cos’è questa crisi?
Metta in scena un buon autore
Faccia agire un grande attore e vedrà
Paraparaparaparaparaparapà
Che la crisi passerà
Parapà parapà parapà parapà