Lovers9

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“Papà tu sei uno “Strego”?”
La verità, figlia mia, è che oggi ci sono e come gli Streghi. Anche troppi, che porgono mele avvelenate alle loro donne. Che uccidono, loro dicono per amore, ma l’amore è vita, è libertà.
L’amore è accettare che le donne sono un dono che ci viene concesso, e che bisogna meritarsi.
E quando non si è all’altezza dell’amore bisogna arrendersi alla loro libertà di scegliere, di abbandonare, di cambiare, di salvarsi, di troncare, di non appartenere, di non essere possedute. Perchè alle donne dobbiamo noi stessi. Nel loro grembo risiede la culla della vita, e dal loro ventre si snoda il cordone ombelicale di tutti noi. Non c’è uomo che non debba la propria vita a questo filo di sangue e nutrimento che lo lega a una donna. Non c’è violenza, anche solo verbale, contro una donna, che non sia irriconoscente e delittuosa verso questo legame ancestrale.
E mi ritrovo a pensare che troppe vite di donne finiscono nel sangue, lo stesso sangue da cui la vita sgorga alla nascita.
Penso che i nomi non nascano per caso. E tu porti un nome che significa “forza, potenza” e “lotta, battaglia”. Fallo in nome di tutte le donne, Matilde, lotta con amore.
Io da uomo, prima che da padre, sarò sempre al tuo fianco.
(Andrea Melis)

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Linee_12

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Speranza
Bronzo, pietra, terra e mare, zucchero e pane tostato
Sono appena rinata, respiro, respiro profondo e mi nutro.
Respiro e nasco. Nata due volte, nata per sempre.
Ho radici profonde
Bevo acqua, mi lavo con la terra, salto l’aria, arrivo con furia leggera.
La mia pietra è la stella marina. La mia stella è il mare.
Ora so chi sono. Sono integra e felice.
(Elvira Fusto)

Linee_11

Linee_11

Cara Concetta,
per prima cosa voglio sapere se arrivate il 30 del mese prossimo. Il vostro ritratto l’ho messo sopra il nostro armadio, vicino al letto. Sono tre mesi che siamo sposati, ma voi ce ne avete sempre una nuova. La pazienza un poco mi è passata. Vostro padre mi manda a dire che siete malata per occasione, allora provatemi che non siete malata per sempre. Mi scrive che siete malinconiosa e non parlate quasi mai. Ma avete qualche malattia irreparabile? Cosa avete? Non è che vi faccio spavento? O vi fa spavento a Merica? Sono confuso, levatemi, vi prego, dalla confusione. Mandatemi qualche parola di conforto.
Tuo Mariddu, figlio di Vincenzo Caruso.
(Elvira Fusto)

Urban_3

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La vendetta e un paio di schiaffi

C’è la storia di quella madre che morto ammazzato il figlio, aveva occasione di vendicarsi. Ma non lo fece. Il giorno che vide sul patibolo l’assassino di suo figlio, lei calma salì, gli andò vicino, gli sollevò il capo e cominciò a prenderlo a schiaffi, davanti a tutta la piazza, lo schiaffeggiò, lo schiaffeggiò, lo schiaffeggiò.
Lo schiaffo lo liberò dalla condanna a morte, lei lo aveva perdonato, ma alla fine gli disse: “Ora vai per la tua strada e non ti voglio più vedere!”
Mi piacebbe perdonare chi mi fa un torto, qualche volta accade, ma ci sono delle volte che per farlo bisogna dare un paio di schiaffi (pieni, sonori, centrati), meglio se in pubblico.
(Elvira Fusto)

Urban_2

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L’amore con le parole di un altro

Mia nonna mi disse tre cose sull’amore: l’amore più basso è sesso, è fisico. La compassione è l’amore più delicato, raffinato, il più elevato. Sopra ci sta la compassione e sotto il sesso, nel mezzo, esattamente nel mezzo c’è l’amore. 
E allora mi sono detta che non ho mai amato, che ho confuso il sesso con l’amore, che ho toccato, sfiorato o visto da lontano la compassione. Ma allora cos’è l’amore? Ora non so dirlo, posso dirlo con le parole di un altro: “La sessualità è estremamente animale, di certo possiede la potenzialità di crescere e diventare amore, ma non è vero amore, è solo un potenziale… Se diventi consapevole, attento, allora il sesso può essere trasformato in amore. E se il tuo essere meditativo diviene totale, assoluto, l’amore può essere trasformato in compassione. Il sesso è il seme, l’amore è il fiore, la compassione è la fragranza”.
Elvira Fusto

Lovers_8

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La benedizione

Di mia madre avevo tre immagini interiori, tutte e tre di rifiuto. Ora la vedo. Ha messo in pericolo la sua vita per ben sette volte (tanti sono stati i figli che ha partorito), mi ha preso fra le braccia e mi ha nutrito al suo petto. Mi ha accudito giorno e notte, è stata per molti molti anni ed è sempre lì per me. Ha visto la guerra, ha visto morire mio padre, e poi sua figlia, mia sorella. E quando mi perdo cosa mi ricordo di lei? Le tre immagini di rifiuto. Tre immagini soltanto. E mi arrogo il diritto di maledire mia madre? Di giudicarla? Quelle tre immagini sono solo, forse, l’un per cento di tutta la pienezza di mia madre. Mi vergogno quando guardo solo a quelle e mi arrogo il diritto di giudicarla.
Elvira Fusto