Anch’io sono l’America


Anch’io canto l’America.

lo sono il fratello piu scuro.
Mi mandano a mangiare in cucina
quando vien gente,
ma io rido,
e mangio bene,
e divento forte.
I negri e l’America
Domani
siederò a tavola
quando verrà gente.
Nessuno oserà
dirmi:
«Mangia in cucina »,
allora.
E poi,
vedranno la mia bellezza
e ne avranno vergogna:
anch’io sono l’America.

(Langston Hughes)

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Speranza
Bronzo, pietra, terra e mare, zucchero e pane tostato
Sono appena rinata, respiro, respiro profondo e mi nutro.
Respiro e nasco. Nata due volte, nata per sempre.
Ho radici profonde
Bevo acqua, mi lavo con la terra, salto l’aria, arrivo con furia leggera.
La mia pietra è la stella marina. La mia stella è il mare.
Ora so chi sono. Sono integra e felice.
(Elvira Fusto)

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Cara Concetta,
per prima cosa voglio sapere se arrivate il 30 del mese prossimo. Il vostro ritratto l’ho messo sopra il nostro armadio, vicino al letto. Sono tre mesi che siamo sposati, ma voi ce ne avete sempre una nuova. La pazienza un poco mi è passata. Vostro padre mi manda a dire che siete malata per occasione, allora provatemi che non siete malata per sempre. Mi scrive che siete malinconiosa e non parlate quasi mai. Ma avete qualche malattia irreparabile? Cosa avete? Non è che vi faccio spavento? O vi fa spavento a Merica? Sono confuso, levatemi, vi prego, dalla confusione. Mandatemi qualche parola di conforto.
Tuo Mariddu, figlio di Vincenzo Caruso.
(Elvira Fusto)

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Cara Rosa,
questa lettera te la invia Pietro Lanzafame, il tuo promesso sposo. I nostri fatti ci vietano di guardarci in faccia, come di non sentirci le nostre voci. Tuo zio Turi mi ha scritto che il pacco è arrivato e anche i vestiti sono arrivati sani. Tuo zio Turi ti ha detto che con il mestiere che faccio, tu, qui a Brooklyn, non devi lavorare. Vendo frutta che posso mantenere due famiglie! Mi sto procurando un carretto e un cavallo per quando arrivi. Ci manca un mese ma qui i cavalli scarseggiano perché ci sono tante macchine col motore. Ti tratto come una signora siciliana.
Sei sicura che quando sbarchi mi riconosci? Mi metto un abito, anche se c’è freddo, di un colore chiaro, forse avana, di cotone, così mi vedi subito e macari non illudi qualcun altro. Per le altre faccende ci penso io.
Arrivate sana.
Il vostro Pietro o Peter, come voi volete.
(Elvira Fusto)

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Camminare all’indietro

E’ assai raro incontrarsi per intenti, riconoscersi, quando succede tutto diventa facile. La comprensione avviene senza sforzi, bastano suoni e niente parole, solo affinità. Mi è successo poche volte. Non so ancora che cosa accade, ma è simile alla musica, arriva dritta al cuore, senza filtri, senza mente. E’ centrale, puntuale, ha la stessa precisione del tiro con l’arco giapponese. E’ talmente perfetta che solo sfiorarla ti pare peccato.
E il cuore, se puro, lo riconosce. Se è come quello di Francesco, il bambino che incontro al tennis, lo sa. Dopo ogni partita stiamo seduti a bere il gatorade, lui mette la mano tra la mia e la sua gamba, ci piace sentire così i nostri cuori, di mezzo ci sono la mia gonna e i suoi pantaloni. Quella mano è tutto il mondo, come il suoi occhi che mi vedono sparire mentre cammina all’indietro quando se ne va. E’ lì che lascio cadere ogni sapere.
Ho visto in te la mia l’innocenza e quella di Francesco, l’infantile e la saggia. Ma non ti ho visto camminare all’indietro.
(Elvira Fusto)

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…Dalla finestra c’è una bella vista sul lago, 
ma quella vista, lei, non si vede. 
Senza colore e senza forma, 
senza voce, senza odore e dolore 
è il suo stare in questo mondo…
Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia

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Moby Dick
Il più distratto degli uomini quand’è sprofondato nei suoi sogni: mettetelo in piedi, mettete i piedi in movimento, ed egli vi porterà infallibilmente all’acqua, se acqua c’è in tutta la zona. Provatelo, questo esperimento, se mai vi trovaste morti di sete nel gran deserto americano, sempre che la vostra carovana sia fornita di un professore di metafisica. Sicuro, come tutti sanno, meditazione e acqua sono sposate in eterno.
Melville, Moby Dick