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Cara Rosa,
questa lettera te la invia Pietro Lanzafame, il tuo promesso sposo. I nostri fatti ci vietano di guardarci in faccia, come di non sentirci le nostre voci. Tuo zio Turi mi ha scritto che il pacco è arrivato e anche i vestiti sono arrivati sani. Tuo zio Turi ti ha detto che con il mestiere che faccio, tu, qui a Brooklyn, non devi lavorare. Vendo frutta che posso mantenere due famiglie! Mi sto procurando un carretto e un cavallo per quando arrivi. Ci manca un mese ma qui i cavalli scarseggiano perché ci sono tante macchine col motore. Ti tratto come una signora siciliana.
Sei sicura che quando sbarchi mi riconosci? Mi metto un abito, anche se c’è freddo, di un colore chiaro, forse avana, di cotone, così mi vedi subito e macari non illudi qualcun altro. Per le altre faccende ci penso io.
Arrivate sana.
Il vostro Pietro o Peter, come voi volete.
(Elvira Fusto)

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