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Camminare all’indietro

E’ assai raro incontrarsi per intenti, riconoscersi, quando succede tutto diventa facile. La comprensione avviene senza sforzi, bastano suoni e niente parole, solo affinità. Mi è successo poche volte. Non so ancora che cosa accade, ma è simile alla musica, arriva dritta al cuore, senza filtri, senza mente. E’ centrale, puntuale, ha la stessa precisione del tiro con l’arco giapponese. E’ talmente perfetta che solo sfiorarla ti pare peccato.
E il cuore, se puro, lo riconosce. Se è come quello di Francesco, il bambino che incontro al tennis, lo sa. Dopo ogni partita stiamo seduti a bere il gatorade, lui mette la mano tra la mia e la sua gamba, ci piace sentire così i nostri cuori, di mezzo ci sono la mia gonna e i suoi pantaloni. Quella mano è tutto il mondo, come il suoi occhi che mi vedono sparire mentre cammina all’indietro quando se ne va. E’ lì che lascio cadere ogni sapere.
Ho visto in te la mia l’innocenza e quella di Francesco, l’infantile e la saggia. Ma non ti ho visto camminare all’indietro.
(Elvira Fusto)

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