Lovers_6

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Perché non dicono che l’aborto è un lutto?

Tu sei nato, eccome se sei nato, ma sei nato morto. Avevi poco più di quattro mesi. Anche se non ho mangiato il prosciutto cotto, sei morto lo stesso. Il medico mi diceva che c’erano troppi conservanti, e fanno male ad un bambino.
Non mi hanno dato il tuo corpicino gracile e fatto, fatto di vita. Ma neanch’io glielo ho chiesto. Ti hanno preso non per un morto, per qualcosa che non è passato dalla vita, un pezzo di plastica, non saprei dirti, un cartone sfatto. E non ti ho potuto seppellire, non sapevo di aver perso un figlio, e anche l’avessi saputo cosa potevo fare? Avrei chiesto di darmi il tuo corpo – chissà in quali condizioni lo riducono, come lo trattano un bambino abortito? Sono delicati? Ma cosa hanno fatto? Non lo so, ma ora voglio saperlo – ti avrei costruito io stessa una piccola bara, oppure avrei adattato al tuo corpicino magari una bella scatolina come quella che ti regalano quando compri dei buoni cosmetici americani, tutta a fiori e resistente. Ti avrei messo lì, ordinato come si fa con le mutandine ben piegate e messe in uno scomparto, e dopo avrei dovuto seppellirti nel silenzio di una valle a riparo di qualche cacciatore, sull’Etna. Cosa avrei potuto dire a un prete di fare un rito funerale? E ai medici cosa avrei dovuto dire? Di trattarti bene perché poi ti avrei voluto integro, composto, per metterti in una piccola bara e darti un pezzetto di terra rosa dove dormire. Ti avrei cantato: “Dream, dream, dream”.
(Elvira Fusto)

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